Crisi Amt, Comune e Regione divisi sui fondi: due milioni in più da Tursi, scontro sui 15 milioni

Dal 14 settembre i percorsi delle linee resteranno invariati, ma la frequenza del servizio diminuirà mediamente del 10 per cento. Il contributo del Comune sfiorerà i 37 milioni, mentre la Regione rivendica 110 milioni annuali e 40 milioni per il capitale. Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico e Lista Orlando chiedono lo sblocco immediato dei 15 milioni promessi nei mesi scorsi

Due milioni aggiuntivi per evitare una modifica immediata della rete, quasi 37 milioni complessivamente messi a disposizione dal Comune e 15 milioni che il centrosinistra reclama dalla Regione. La crisi di Amt entra in una nuova fase, nella quale alle difficoltà del trasporto pubblico si sovrappone un confronto politico sempre più acceso tra Palazzo Tursi e piazza De Ferrari.

La prima certezza riguarda il servizio che partirà con l’orario invernale del 14 settembre. I percorsi delle linee urbane ed extraurbane non saranno modificati: vengono quindi congelati gli accorpamenti, le soppressioni e gli accorciamenti degli itinerari ipotizzati nelle scorse settimane.

Questo non significa che tutto rimarrà come prima. L’offerta subirà comunque una contrazione media vicina al 10 per cento rispetto al servizio precedente, attraverso una riduzione delle frequenze e del numero delle corse. Il Comune chiede però che gli orari pubblicati siano rispettati, superando il problema delle partenze cancellate all’ultimo momento.
La decisione di mantenere invariata la struttura delle linee è stata resa possibile da un nuovo intervento comunale compreso tra 1,5 e due milioni di euro. La cifra definitiva sarà stabilita al termine delle verifiche tecniche e dovrà essere compatibile con la procedura di composizione negoziata della crisi.
Le somme sarebbero state individuate attraverso una verifica sulla sottocompensazione di alcuni contratti di servizio. Con questo nuovo stanziamento, il contributo complessivo del Comune di Genova ad Amt arriverà a sfiorare i 37 milioni di euro.
L’obiettivo immediato è guadagnare tempo. Una trasformazione profonda della rete di autobus e corriere non può essere costruita in poche settimane e senza confrontarsi con i territori. Modificare contemporaneamente frequenze, capolinea e itinerari avrebbe avuto conseguenze pesanti sulle abitudini di migliaia di passeggeri.
La revisione viene quindi rinviata a una fase successiva, che dovrebbe cominciare da dicembre. Prima di assumere decisioni definitive, l’Amministrazione intende coinvolgere Municipi, Comuni della Città metropolitana, lavoratori, organizzazioni sindacali, associazioni dei consumatori e utenti.
Il nuovo disegno della rete dovrà conciliare la sostenibilità economica con il diritto alla mobilità, evitando di penalizzare le periferie, i centri dell’entroterra e le fasce orarie nelle quali il trasporto pubblico rappresenta l’unica alternativa disponibile.
Tra le ipotesi da valutare ci sono una rimodulazione delle frequenze, il riordino degli itinerari, l’adeguamento dell’offerta alla domanda reale e una maggiore diffusione delle corsie riservate. La sfida sarà ridurre i costi senza trasformare il risanamento finanziario in un arretramento permanente del servizio.
La situazione economica dalla quale Amt deve risalire rimane estremamente grave. Il bilancio 2024, approvato nel gennaio 2026, ha certificato una perdita d’esercizio di 55.982.911 euro e un patrimonio negativo di 37.550.706 euro.
Alla fine del 2024 i debiti complessivi avevano raggiunto i 280 milioni. Più di 73 milioni erano dovuti alle banche e oltre 85 milioni ai fornitori. La perdita media era superiore a 4,6 milioni al mese.
Il piano di risanamento 2025-2031 prevede il rafforzamento patrimoniale, la revisione dei contratti di servizio, una serie di interventi industriali per aumentare l’efficienza e il riassetto della politica tariffaria. Il documento deve procedere insieme alla composizione negoziata della crisi e alle verifiche necessarie per garantirne la sostenibilità.
Sul versante regionale, l’intervento annunciato supera complessivamente i 150 milioni. Le diverse voci, tuttavia, hanno finalità differenti e non possono essere considerate come un unico finanziamento disponibile per la gestione ordinaria.
La Regione indica 110 milioni erogati ogni anno per sostenere il trasporto pubblico, 40 milioni una tantum destinati all’integrazione del capitale e circa tre milioni annuali per la ferrovia Genova-Casella.
I 40 milioni sono legati al rafforzamento patrimoniale della società. La soluzione potrà passare dall’ingresso diretto della Regione nel capitale oppure dal trasferimento della somma al Comune, accompagnato da un controllo regionale sulla gestione societaria. L’operazione richiede il completamento delle procedure previste dal piano di ristrutturazione.
In questo quadro si inserisce il nuovo fronte aperto sui 15 milioni di euro. Comune e forze di centrosinistra li indicano come risorse del Fondo nazionale trasporti promesse a luglio e non ancora rese disponibili. Non si tratterebbe necessariamente di un ulteriore finanziamento da sommare automaticamente ai 150 milioni rivendicati dalla Regione, ma di una quota attesa la cui mancata erogazione, secondo Palazzo Tursi e le opposizioni regionali, sta aumentando la pressione sulle casse comunali e sul piano di risanamento.
La Regione chiede nel frattempo di conoscere nel dettaglio quanto costa ciascuna linea, quali collegamenti producono gli squilibri più rilevanti e perché, nonostante l’incremento dei contributi, Amt non riesca a garantire il livello di servizio assicurato negli anni precedenti.
Il Comune replica che la documentazione economica è stata consegnata alla Regione già nel mese di marzo. Continuare a chiedere genericamente “i numeri”, secondo Palazzo Tursi, rischia di trasformare un confronto tecnico in una polemica politica e di indebolire l’azienda nei rapporti con creditori, fornitori e territorio.
La sindaca Silvia Salis richiama direttamente le responsabilità della precedente Amministrazione, ricordando che il bilancio più pesante è quello relativo al 2024, quando Marco Bucci era ancora sindaco di Genova.
«Bisogna smettere con questa farsa di mettere in discussione i numeri», afferma Silvia Salis, sostenendo che la Regione li possieda da marzo e che tutte le istituzioni debbano ora concentrarsi sul salvataggio dell’azienda. La prima cittadina chiede un confronto fondato su chiarezza e collaborazione, senza riaprire continuamente la discussione sull’attendibilità dei conti.
Il presidente regionale Marco Bucci rivendica invece la dimensione dell’impegno economico della Liguria. Sottolinea che Amt non avrebbe mai ricevuto tante risorse e domanda perché, nonostante i 110 milioni annuali e i 40 milioni per il capitale, alcune linee non possano più essere effettuate come in passato.
«Sui soldi pubblici e sui servizi ai cittadini servono numeri, responsabilità e chiarezza», sostiene Marco Bucci, chiedendo un’analisi puntuale dei costi. Il presidente ricorda inoltre l’incorporazione dell’Azienda trasporti provinciali e l’ampliamento della rete avvenuti durante gli anni nei quali guidava il Comune.
Nel confronto interviene anche Avs Genova. Le segretarie provinciali Simona Cosso, esponente di Sinistra Italiana, e Giorgia Parodi, rappresentante di Europa Verde, giudicano positivamente il nuovo investimento comunale e chiedono alla Regione di rendere immediatamente disponibili i 15 milioni attesi.
Secondo Simona Cosso e Giorgia Parodi, i due milioni aggiuntivi consentono di evitare cambiamenti improvvisi agli itinerari e di aprire un confronto più approfondito sul futuro della rete. Le due segretarie sostengono il lavoro della sindaca Silvia Salis, del vicesindaco Alessandro Terrile e dell’assessore comunale alla Mobilità, ai Trasporti e ai Rapporti sindacali Emilio Robotti.
La posizione di Alleanza Verdi e Sinistra è che il risanamento non possa essere affrontato esclusivamente attraverso criteri contabili. L’azienda deve recuperare equilibrio, ma senza sacrificare i quartieri più fragili, l’entroterra e le persone che non dispongono di mezzi alternativi.
Il partito chiede inoltre che Amt assicuri realmente tutte le corse inserite nel nuovo orario, soprattutto nelle fasce di maggiore utilizzo. Una riduzione programmata del servizio, osserva Avs, non può essere aggravata da ulteriori soppressioni comunicate pochi minuti prima della partenza.
Le critiche alla Regione arrivano anche dal Partito Democratico. Il capogruppo regionale Armando Sanna e il consigliere Simone D’Angelo, componente del Comitato di sorveglianza di Amt per la Regione, accusano il centrodestra di utilizzare la crisi aziendale per colpire politicamente Palazzo Tursi.
I due esponenti del Pd ricordano che il bilancio 2024 non era stato approvato dalla precedente gestione e che la stessa maggioranza regionale ha dovuto adottare una legge specifica per mettere a disposizione fino a 40 milioni destinati al risanamento.
Secondo Sanna e D’Angelo, il percorso di approvazione dei conti deve essere letto insieme all’omologazione del piano da parte del Tribunale. Chiedono inoltre alla Regione di chiarire se intenda rispettare l’impegno relativo ai 15 milioni del Fondo nazionale trasporti.
I consiglieri sottolineano che il nuovo orario garantirà circa il 90 per cento del servizio precedente e che non verranno modificati i percorsi. Ritengono però necessario lavorare sul restante 10 per cento per proteggere le linee più deboli, le periferie e i piccoli Comuni.
Sulla stessa linea si colloca Andrea Orlando, che contesta la ricostruzione secondo la quale Amt avrebbe funzionato regolarmente fino al giugno 2025. Se l’azienda fosse stata realmente in equilibrio, osserva, non sarebbe stato necessario approvare una legge regionale urgente e prevedere un intervento patrimoniale fino a 40 milioni di euro.
Per Orlando, i due milioni aggiunti dal Comune dimostrano il tentativo di contenere la riduzione del servizio e rinviare la revisione della rete a un percorso condiviso con i territori. Alla Regione chiede invece di indicare chiaramente quando saranno disponibili i 15 milioni promessi e di inserirli in una strategia complessiva per il trasporto pubblico ligure.
Interviene anche Gianni Pastorino, capogruppo della Lista Andrea Orlando Presidente in Consiglio regionale e rappresentante di Linea Condivisa. Pur riconoscendo che l’attuale Amministrazione comunale ha ereditato una situazione finanziaria molto pesante, ricorda che chi governa deve comunque individuare soluzioni capaci di proteggere il servizio, i lavoratori e i passeggeri.
Pastorino considera importante lo stanziamento comunale di altri due milioni, maturato anche dopo le richieste avanzate da amministratori, sindacati, comitati e cittadini. Ritiene però che questo intervento non possa essere sufficiente a risolvere da solo le difficoltà dell’azienda.
Il capogruppo chiede quindi alla Regione di chiarire dove siano i 15 milioni annunciati nei mesi precedenti e quando verranno materialmente versati. A suo giudizio, nella crisi di Amt esiste una differenza decisiva tra dichiarare la disponibilità di una somma e renderla concretamente utilizzabile nel piano di risanamento.
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